Fase iniziale

Le analisi biochimiche e fisiche effettuate su campioni di acqua prelevata nelle aree interessate dalle chiazze non hanno mai consentito di stabilire una relazione diretta con la presenza di scarichi naturali (foci di fiumi) o artificiali (condotte fognarie sottomarine) di reflui, né una determinazione precisa degli inquinanti, né tantomeno una interpretazione univoca delle cause e della dinamica dei fenomeni.
Ad esempio, alcune indagini hanno portato a concludere che la schiuma visibile in superficie non derivi da sostanze organiche provenienti da scarichi fognari, ma che sia l’effetto combinato della presenza di sostanze tensioattive depositate sui fondali e dell’agitazione del moto ondoso. Addirittura, secondo alcune posizioni, in condizioni di mare calmissimo, sarebbe il movimento in acqua dei bagnanti ad innescare la reazione schiumogena con i tensioattivi depositati sul fondo.


Fase intermedia

Un efficace contributo alla sua soluzione è dato dal monitoraggio costante dei fenomeni, basato sul campionamento delle acque interessate dai fenomeni e le successive analisi dei campioni in laboratorio.
Questa soluzione di per sé è poco efficiente, dal momento che questo tipo di attività di monitoraggio richiedono un ingente impiego di uomini e mezzi sul campo.
Per ovviare all'inefficienza di questo sistema di campionamento, TEMAR intende sfruttare la capacità dei satelliti di telerilevamento di rilevare su ampie superfici caratteristiche biochimiche e fisiche delle acque di balneazione.
Tra le numerose missioni scientifiche di telerilevamento satellitare operate dalla NASA e dal NOAA, si inserisce il programma europeo Copernicus, che rappresenta sempre più la principale fonte di dati ambientali a livello europeo, non solo per la comunità scientifica, ma anche per coloro che operano nella catena dei servizi a valore aggiunto. Copernicus è infatti in grado di fornire la stima della concentrazione di parametri costituenti dell’acqua, come la clorofilla, i solidi sospesi e la sostanza organica disciolta, che sono in qualche modo correlati con i fenomeni oggetto di indagine.


Fase finale

Nella fase finale del progetto si andrà a stabilire una correlazione tra i fenomeni osservati dal satellite ed i dati emersi dai prelievi effettuati mediante drone acquatico.
L’impiego del drone si rende necessario in quanto le concentrazioni stimate dai satelliti sono relative ad un’area minima (generalmente dell’ordine del Kmq) che è quasi sempre superiore all’estensione dei fenomeni oggetto di indagine (generalmente dell’ordine di poche decine o centinaia di mq).
Vista che tali fenomeni sono difficilmente osservabili da satellite, si rende necessario un campionamento a mare contemporaneo al passaggio del satellite, che consenta di stabilire una correlazione quantitativa tra le concentrazioni delle sostanze stimate dal satellite sull’area minima dell’ordine del Km2 e le concentrazioni delle sostanze prelevate mediante campionamento puntuale e misurate in laboratorio.
Una volta stabilita questa correlazione, si potranno identificare da satellite i fenomeni oggetto di indagine, analizzando esclusivamente le concentrazioni delle sostanze stimate da remoto. In questo modo, non solo sarà possibile effettuare una mappatura istantanea di tratti costieri di decine o anche centinaia di Km senza dover ricorrere a costose campagne di campionamento in situ, ma anche si potrà applicare la metodologia a osservazioni satellitari effettuate in tempi diversi, consentendo di creare serie storiche di mappature dei fenomeni oggetto di indagine, a supporto di analisi più complesse sulle cause dei fenomeni stessi.
L’utilizzo di un drone acquatico per il campionamento in situ, unito alla possibilità che a bordo del drone acquatico sia montata anche una strumentazione in grado di effettuare delle analisi chimico-fisiche in real time, oltre ad aumentare l’efficienza della fase di campionamento/validazione rispetto a tecniche tradizionali basate sull’uso di natanti guidati da persone, aumenta la versatilità dell’intero sistema di monitoraggio che si intende mettere a punto, dal momento che, in determinate circostanze ambientali e/o operative (es. copertura nuvolosa che impedirebbe le osservazioni satellitari), potrebbe sostituirsi al satellite.
Le attività di sperimentazione e taratura del DRONE ACQUATICO nonché delle altre attività sperimentali previste dal progetto “TEMAR” saranno svolte nell’istituenda Stazione Sperimentale Marina “Calabaia”, nel comune di Belvedere Marittimo in provincia di Cosenza.
Il Centro Studi di Ingegneria Ambientale di Pavia, ed il Coastal&HydraulicsLaboratory del U.S. Corps of Engineers (istituzione di riconosciuta validità scientifica nel settore dell’idraulica marittima), nel corso del 2000 su incarico della Provincia di Cosenza, hanno effettuato una indagine conoscitiva sullo stato del litorale tirrenico della Provincia di Cosenza e in particolare sul tratto litoraneo di Belvedere Marittimo (CS).
L’area è stata oggetto di un intervento di protezione del litorale a basso impatto ambientale, completato nell’anno 2006, consistito nella realizzazione di un ripascimento artificiale all’interno di una “cella” costituita da una scogliera continua prevalentemente sommersa avente il duplice compito di smorzare l’energia ondosa e proteggere il ripascimento, limitando le perdite di inerti lungo riva e verso largo.